IL BAMBINO

SELVATICO

progetto e drammaturgia di Angela Dematté

regia di Angela Dematté e Paolo Colombo

con Giulia Canali e Andrea Lopez Nunez

scene e costumi di Margherita Baldoni

musiche di Ferdinando Baroffio

ideazione luci Emiliano Curà

produzione Teatro delle Briciole

dai 3 anni

PRIMO TEMA

Maria Montessori leggeva ai suoi bambini la storia del selvaggio dell’Aveyron. Era la storia di Victor, ragazzo ritrovato nei boschi francesi a fine settecento in stato completamente selvatico. Il medico Itard lo aveva accolto e accudito, scoprendo cose importantissime per la futura pedagogia. Questa storia la affascinava: il medico Itard che cerca disperatamente di insegnare ad un bambino selvatico a vivere tra gli uomini e dall’altra parte il piccolo Victor capace di contemplare la natura per ore, senza stancarsi mai.

 

La contraddizione che viviamo è di essere creature naturali e sociali. Che cos’è naturale e che cos’è sociale?

La Montessori cerca di dare risposta a questo dilemma con il suo metodo pratico, basato sulla relazione maestra e bambino.

 

“Civilizzare è simile allo strappo del neonato dal seno materno perché si viene separati per sempre dal paradisiaco stato naturale. L’individuo però non ha scelta.”

 

“La vita civile è fatta di rinunce alla vita naturale, è vero, è quasi lo strappo dell’uomo dal grembo della terra, simile allo strappo del neonato dal seno materno, ma è pure una vita nuova.”

 

SECONDO TEMA

Quel che accade quando nasce un figlio è che si ricomincia a parlare con il proprio bambino interiore. Seguendo tempi e percorsi diversi da persona a persona, ciascun genitore recupera qualcosa che aveva dimenticato, attinge ad un tempo remoto. Capita di ripescare cose sepolte nel passato, nel bosco delle cose senza parole, dei desideri non realizzati, delle gioie e delle atmosfere magiche dell’infanzia. Nel far questo, però, deve anche riuscire a non sprofondarvi per essere l’adulto di cui il figlio ha bisogno. Ma se non attinge a quel bosco, il dialogo con il suo bambino sarà molto meno ricco per entrambi.

 

Lo spettacolo è pensato, dunque, per bambini della prima infanzia e per i loro genitori ed educatori:

 

Per i bambini: Victor è il bambino che scopre il linguaggio degli uomini ma che può attingere anche alla sua parte istintiva e contemplativa, che gli viene dalla natura, che gli viene dalla sua origine. Si può imparare a non averne paura. E’ un luogo al quale potrà attingere per tutta la vita. I bambini insieme a Victor potranno rendersi conto di quante cose hanno imparato e possono imparare. Possono rendersi conto che le emozioni e le difficoltà fanno diventare grandi.

 

Per gli adulti: Victor come immagine del nostro bambino interiore. Victor come l’essere che sa parlare col mistero. Sa dimenticarsi del freddo e del caldo mentre contempla la pioggia e le nuvole. Victor che sa stare nel caos della natura prima della civiltà. Victor che sta tra le bestie selvatiche e gli angeli.

Non si scandalizza del disordine, impara a ordinarlo per il suo piacere.

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