PROGETTO STORIE

SULLE SPALLE

di Emanuela Dall'aglio

Utilizzando i caratteri espressivi del teatro di figura, la trilogia di Emanuela Dall’aglio Storie sulle spalle avvicina tre fiabe classiche trasferendole ognuna in un particolare congegno, un costume che porta in sé tutti gli elementi della fiaba. La scenografia, i personaggi, l’attrice, che è insieme animatrice e personaggio, abitano dentro un manufatto vivente che mantiene allo stesso tempo la sua funzione di abito. Il progetto racconta fiabe classiche nelle quali si combattono paure ancestrali dei bambini, dando origine alla realizzazione di un museo di oggetti recuperati dalla storia stessa. Il pubblico li tocca, li conosce e ciò gli permette, durante il racconto, di ritrovarli, con la chiarezza di chi ne ha conosciuto storia e funzioni.  Il museo RRFO, Recupero Reperti Fiabe Originali, si arricchisce ad ogni spettacolo di nuovi oggetti, fino a diventare esso stesso una Wunderkammer della fiaba.

ROSSO 

CAPPUCCETTO

regia Mirto Baliani, Emanuela Dall’aglio

con Emanuela Dall’aglio

e la partecipazione di Veronica Pastorino

costume e oggetti di scena Emanuela Dall’aglio

con la collaborazione di Veronica Pastorino e Paolo Romanini

musiche e suoni Mirto Baliani

ideazione luci Emiliano Curà

produzione Teatro delle Briciole

dai 4 anni

Foto di Agnese Scotti

Fiaba antica di cui si sono fatte diverse versioni e altrettante letture, Cappuccetto rosso è ora riavvicinata in questo progetto con tutto il rispetto che si deve ad una favola classica, originale come gli elementi che la compongono e che vengono mostrati all’inizio dello spettacolo. Oggetti concreti generatori di storie, evocatori di un tempo e quasi magici nella loro semplicità, le fragole, il sasso, la torta sono i realissimi reperti di un’esposizione che i bambini possono osservare da vicino, alimentando la curiosità dello spettatore e disponendo gli animi alla riflessione sulla natura rituale della favola. Come la narrazione orale suggerisce, un’unica figura riunisce l’intera architettura dello spettacolo, fondendo scenografia, costumi, oggetti e animazione in un unico manufatto, che genera così unitariamente personaggi, azioni, oggetti e colpi di scena: quasi un pop-up dalle sembianze umane, una favola vivente che si indossa come un abito e viene agito dall’interno. Un dramma “portatile”, portabile. Ambiente e personaggi trovano solidità e compattezza nella particolare matrice che li origina, se il bosco, l’emblema di tutte le nostre paure e insicurezze, e la casa della nonna, atteso rifugio che nasconde il più grande dei pericoli,  sono, nella loro concretezza visiva, parte del manufatto umano, familiare e perturbante. La fiaba come nasce nella sua prima versione scritta da Perrault, dove si narra delle vicende di una bambina che si avventura nel bosco e dell’incontro con il lupo che cambierà il suo destino, nasce tutta da un unico congegno che è di volta in volta scena e sipario, paesaggio e baracca: lì si consuma la tragedia e lì la storia e il vestito si esauriscono. Il lieto fine, quello che i bambini attendono, quello che tutti vogliono, quello che i fratelli Grimm hanno aggiunto, arriva da lontano, come un cacciatore o un innamorato, come un elemento esterno casuale, dove la casualità si fa necessità rituale.

ALL RIGHT RESERVED 2017. POWERED BY MARCELLA SANTOMASSIMO

  • Facebook - Black Circle
  • Twitter - Black Circle
  • Instagram - Black Circle