CANTIERE «NUOVI SGUARDI

PER UN PUBBLICO

GIOVANE» 2° capitolo

Convinto dell’importanza di un confronto con esperienze teatrali differenti rispetto all’universo tradizionalmente definito “teatro-ragazzi”, nel 2010 il Teatro delle Briciole ha inaugurato Nuovi sguardi per un pubblico giovane, un cantiere produttivo con cui si è proposto di affidare a gruppi della ricerca italiana il compito di creare uno spettacolo per bambini. 

Sono nati così Baby don’t cry, affidato a Babilonia Teatri (2010), La Repubblica dei bambini (Teatro Sotterraneo, 2011), Pop up, un fossile di cartone animato (I Sacchi di Sabbia, 2013), tre lavori che costituiscono il primo capitolo del cantiere. Il secondo capitolo, inaugurato nel 2015 con Play, affidato a Mirto Baliani, e Sherlock Holmes a CollettivO CineticO, si è concluso con Felice, affidato a Silvia Gribaudi.

SHERLOCK

HOLMES

una produzione del Teatro delle Briciole

nell'ambito del cantiere Nuovi sguardi per un pubblico giovane 

regia affidata a Francesca Pennini e Angelo Pedroni |  

CollettivO CineticO

concept Francesca Pennini

coreografie e partiture fisiche Francesca Pennini 

in collaborazione con gli interpreti

con Giulio Santolini, Daniele Bonaiuti, Roberto De Sarno

ideazione luci Emiliano Curà

realizzazione scene Paolo Romanini

dagli 8 anni

Foto di Jacopo Niccoli

Sherlock Holmes, il suo celebre metodo fondato sul binomio osservazione e deduzione, si reincarna sulla scena in un anomalo terzetto di investigatori contemporanei, animati da una inesauribile voglia di andare oltre il volto immediato e ingannevole della realtà, di analizzare i dettagli e ipotizzare possibili soluzioni. Nella sua sorprendente somiglianza con i meccanismi profondi della curiosità infantile, l’applicazione rigorosa e nello stesso tempo umoristica del metodo deduttivo è lo strumento di un viaggio di scoperta e investigazione di quel pezzo di mondo, di quel vero e proprio microcosmo che è il teatro. 

Un viaggio che diventa esplorazione della relazione ambigua tra realtà e finzione, verità e apparenza, artificio tecnico e autenticità di emozione. Quella che si viene compiendo sulla scena, “teatro del crimine” in una inedita accezione, è dunque una vera e propria anatomia in presa diretta, uno sguardo telescopico che si irradia sull’intero spettro del visibile e del sensibile. L’analisi clinica e interattiva di un campione del pubblico (lo spettatore non è forse parte integrante dell’accadimento teatrale?), convive allora con lo smontaggio e il rimontaggio della creazione artistica, innescando una riflessione sull’arte performativa e la sua relazione con la vita.

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